Agriturismo Valbormida| Carbone Cairo Montenotte| Storia del Novecento Liguria| | | Il carbone: tracce di una risorsa antica
Chi oggi percorre i sentieri della Val Bormida, immersi nel silenzio dei boschi e nel profumo di castagni e faggi, difficilmente immagina che questi luoghi siano stati, fino a non molto tempo fa, vere officine a cielo aperto. Qui si produceva il carbone di legna, un combustibile fondamentale per la vita quotidiana e per le attività artigianali della valle. La Liguria è una terra di contrasti, sospesa tra mare e montagna, dove nulla è mai stato sprecato. Se lungo la costa il lavoro guardava al mare, nell’entroterra il bosco rappresentava la vera ricchezza. In Val Bormida, il carbone ha rappresentato per secoli una fonte di sostentamento e un sapere tramandato di generazione in generazione.
Produrre carbone non era un lavoro improvvisato e il protagonista di questa storia era il carbonaio, una figura un tempo centrale nella vita delle comunità locali che oggi è quasi scomparsa. Il carbone si otteneva attraverso la carbonaia: una grande catasta di legna disposta a cono, coperta con foglie, rami e terra. All’interno, la legna non bruciava, ma “cuoceva” lentamente grazie a una combustione controllata. Il processo durava giorni e richiedeva una sorveglianza continua, anche di notte. Bastava un errore per rovinare tutto. Le essenze più utilizzate erano il faggio e il castagno, abbondanti nei boschi della valle e ideali per ottenere un carbone di buona qualità.
Nel tempo, le esigenze energetiche e produttive cambiarono. Nel Novecento, la Val Bormida non fu soltanto terra di carbonai ma divenne parte di un vero e proprio sistema industriale legato al carbone fossile. Questo perché il combustibile – fossile o vegetale che fosse – restava al centro delle trasformazioni produttive dello sviluppo industriale.
Nel comune di Cairo Montenotte, a Bragno, sorse un grande impianto: la cokeria (prima nota come Cokitalia e poi Italiana Coke), destinata a trasformare il carbone fossile in coke, un combustibile ad altissimo potere calorifico usato nelle industrie metalmeccaniche e chimiche. Per alimentare queste strutture e superare le difficoltà di trasporto oltre l’Appennino, fu costruita una delle funivie più note d’Italia: una linea aerea lunga decine di chilometri che, a partire dagli anni Dieci del Novecento, collegava il porto di Savona alla stazione di San Giuseppe di Cairo, attraversando boschi e colline. I “vagonetti” della funivia trasportavano tonnellate di carbone dal mare alla valle, riducendo tempi e costi logistici. Questa infrastruttura di trasporto, all’epoca tra le più lunghe d’Europa, rappresentava un esempio di acume ingegneristico unico nel suo genere e fu un tassello importante per supportare l’industria della cokeria e, più in generale, il complesso industriale savonese.
In Val Bormida, la produzione di carbone di legna non era un mestiere isolato: faceva parte di un’economia rurale basata sui ritmi stagionali. Le stesse famiglie alternavano il lavoro nei campi, la raccolta delle castagne e la produzione di carbone. Questo carbone locale serviva per il riscaldamento, la cucina, il lavoro artigianale, e in molti casi – per generazioni – fu l’energia che teneva accesa la stufa e calda la casa. Con l’arrivo del Novecento e delle nuove fonti energetiche, la produzione tradizionale di carbone ha iniziato a scomparire, ma chi cammina nei boschi può ancora riconoscere le vecchie piazzole delle carbonaie, segni silenziosi di un passato fatto di lavoro manuale. Allo stesso tempo, restano testimonianze industriali – come le strutture dell’ex cokeria e i resti delle funivie carbonifere – che raccontano un’epoca in cui il trasporto e la trasformazione del carbone erano fondamentali per l’economia locale.
