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Castagno, l’ albero del pane
29 ottobre 2025

Maestoso e generoso, il castagno è da secoli una delle presenze più significative dei boschi della Val Bormida. Chiamato affettuosamente “albero del pane”, ha nutrito generazioni di contadini e montanari, offrendo frutti, legno e ombra.

Appartenente alla famiglia delle Fagacee, il castagno (Castanea sativa) è un albero longevo e possente, capace di superare i 30 metri di altezza e di vivere anche più di mille anni. Ama i terreni ben drenati e popola le pendici collinari e montuose fino a 1.200 metri d’altitudine. In autunno, quando le sue foglie si tingono d’oro e le ricce si schiudono, il paesaggio si riempie del profumo delle castagne, preludio di una delle stagioni più suggestive per la valle.

Fin dall’antichità il castagno è stato considerato una risorsa importante: dal suo legno robusto si ricavavano travi, botti e mobili, mentre il frutto, la castagna, costituiva la base dell’alimentazione contadina. Seccata e macinata, diventava farina dolce, utilizzata per pane, polenta e dolci. Per questo il castagno veniva definito “l’albero del pane dei poveri”, un dono della natura capace di sostenere la vita nelle stagioni più dure.

Non mancano le leggende e i simbolismi legati a questo albero. In molte tradizioni europee rappresenta la saggezza antica e la forza silenziosa della terra. I Celti lo associavano alla costanza e alla generosità, mentre nel mondo cristiano il frutto racchiuso nel riccio spinato divenne simbolo di protezione e rinascita. In Val Bormida, le grandi selve castanili erano spesso luoghi di incontro e di festa, dove la comunità si riuniva per la raccolta delle castagne e per la tradizionale essiccazione nei “tecci”, piccole costruzioni in pietra ancora oggi visibili in alcune zone della valle.

Dal punto di vista terapeutico, il castagno offre molto più dei suoi frutti. Le foglie e la corteccia sono note per le loro proprietà astringenti e antinfiammatorie, utili contro tosse e mal di gola. Il miele di castagno, scuro e dal gusto deciso, è un prezioso alleato per rafforzare il sistema immunitario e una delizia amata dagli apicoltori e dai buongustai della zona. Anche la fauna locale beneficia della sua presenza: i ricci, i cinghiali e numerose specie di uccelli trovano tra i castagni rifugio e nutrimento, contribuendo alla ricchezza della biodiversità della valle.

Due curiosità:
la prima è storica e ci racconta che già nel Medioevo i monaci delle abbazie liguri e piemontesi ne valorizzavano i frutti, considerandoli dono provvidenziale per i periodi di carestia.
La seconda è naturalistica: in Val Bormida, nei dintorni di Calizzano, si possono ancora ammirare esemplari secolari di castagno, veri monumenti naturali.

Per questo, in Val Bormida, la castagna trova una delle sue espressioni più autentiche nella tradizione delle castagne essiccate nei tecci di Calizzano e Murialdo, oggi riconosciuta come Presidio Slow Food. Questa antica pratica di essiccazione, tramandata di generazione in generazione, rappresenta un perfetto incontro tra saperi contadini e rispetto per la naturaDopo la raccolta, le castagne vengono disposte a strati su graticci di legno all’interno dei tecci, piccole costruzioni in pietra con un focolare sempre acceso. Il calore lento e il fumo della legna di castagno le asciugano lentamente per settimane, donando loro un profumo intenso e una dolcezza unica. Una volta essiccate, vengono sbucciate, selezionate e utilizzate in mille modi: come frutta secca, per la produzione di farine o per la preparazione di dolci e creme dal sapore inconfondibileQuesta tradizione, oltre a conservare un prodotto di straordinaria qualità, è anche un simbolo di identità e resilienza: testimonia il legame profondo tra gli abitanti della valle, il bosco e la sua storia millenaria.